
L’accelerazione impressa al processo di transizione degli ultimi anni sta iniziando a presentare primi segnali di rallentamento e diversità di approccio a livello geografico. I progressi realizzati finora, pur significativi in termini di crescita delle energie rinnovabili, non sono ancora sufficienti a invertire la traiettoria delle emissioni di gas serra. Secondo l’International Panel of Climate Change (IPCC), per limitare il riscaldamento a 1,5°C le emissioni di gas serra globali avrebbero dovuto raggiungere nel 2025 il loro punto di massimo. Le più recenti proiezioni indicano di contro probabili incrementi nei prossimi anni e, data l’esperienza storica, difficilmente tale tesi sarà confutata.
La transizione procede, infatti, a velocità differenziate. L’Unione europea rimane finora il solo grande blocco economico in cui le emissioni di CO₂ hanno intrapreso un declino strutturale, mentre altre economie continuano a registrare aumenti o rallentamenti solo marginali. Questa divergenza riflette approcci politici distinti. Se l’Unione europea persegue ambiziosi obiettivi climatici di lungo periodo, altri attori privilegiano la sicurezza energetica di breve termine o devono bilanciare la riduzione delle emissioni con una crescita industriale sostenuta.