Special Issue – aprile 2026

 

 L’IMPATTO DEL CONFLITTO IN IRAN

 

Lo shock energetico innescato dal conflitto in Iran colpisce un’area centrale del sistema energetico globale, caratterizzata da un’elevata concentrazione di produzione di idrocarburi e dalla presenza di un nodo logistico critico, lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% dell’offerta mondiale di petrolio. La contrazione dei flussi ha determinato un rapido riaggiustamento dei prezzi, con il Brent salito ad oltre 110 dollari al barile (+55%) ed il gas europeo TTF quasi raddoppiato in poche settimane (+91,7%).
Per l’Italia, gli effetti risultano amplificati da una struttura energetica fortemente dipendente dall’estero (oltre il 70% del fabbisogno, con valori superiori al 90% per petrolio e gas). La riconfigurazione successiva al 2022, con il quasi azzeramento delle importazioni russe e il raddoppio del GNL ha aumentato la diversificazione, ma anche l’esposizione al mercato globale e alle rotte del Golfo.
Il confronto con il 2022 evidenzia una diversa natura dello shock. Nel 2026 l’aumento dei prezzi del gas risulta più contenuto ma più persistente, mentre sul petrolio si osservano dinamiche più ampie e durature. La trasmissione all’economia italiana risulta particolarmente rapida, anche per la centralità del gas nella formazione del prezzo elettrico. In questo contesto, un maggiore contributo delle fonti rinnovabili tende a ridurre il ricorso alla generazione termoelettrica e, quindi, il prezzo marginale, attenuando l’impatto degli shock energetici.
Sul fronte dei prezzi al consumo, la nota di approfondimento offre un esercizio di stima. Nello scenario di rapido rientro delle tensioni, la componente energetica potrebbe contribuire a ridurre all’indice dei prezzi al consumo per circa -0,3%, mentre in caso di persistenza del conflitto l’impatto salirebbe fino a +0,3%.