CER - Centro Europa Ricerche

  

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CER
Studi e Analisi di Economia Applicata

Il Cerino

Perche' non mi convince l'ipotesi di Blanchard, di S.Fantacone

08 marzo 2010

Sta già suscitando un animato dibattito il contenuto del paper appena rilasciato dal Fondo Monetario Internazionale a firma del suo capo-economista Olivier Blanchard.

Peggio di tangentopoli, di G.Ruffolo

01 marzo 2010

La storia è fitta di eventi drammatici annunciati o accompagnati da prodigi e catastrofi naturali. La tracimazione di petrolio nel fiume Lambro sembra una simbolica illustrazione della dilagante corruzione rivelata dai misfatti manageriali - tutti da provare, s’intende - di questi giorni.

La ripresa punta sulla bassa inflazione, di S.Fantacone

01 marzo 2010

I dati più recenti confermano il passo lento della ripresa, con segnali positivi che si accompagnano ad altri meno favorevoli.

Calo della domanda mondiale e gudagno delle economie asiatiche, di S.Fantacone

01 marzo 2010

La stima preliminare del Pil diffusa dall’Istat registra, per il quarto trimestre 2009, una flessione congiunturale del Pil dello 0,2%. In termini tendenziali, si tratta della settima contrazione consecutiva (il calo del prodotto è iniziato nel secondo trimestre 2008), mentre per i primi tre mesi del 2010 è al momento prefigurabile un aumento nell’ordine dello 0,2-0,3% (grafico 1). Se la fase acuta della recessione sembra alle spalle, l’intensità della ripresa è dunque debole.

In ricordo di Antonio Giolitti

12 febbraio 2010

Intervento di Giorgio Ruffolo alla camera ardente di Montecitorio - 9 febbraio 2010

In ricordo di Antonio Giolitti

10 febbraio 2010

Carismatico e ironico,  di Giorgio Ruffolo - La Repubblica 9 febbraio 2010

In ricordo di Antonio Giolitti

10 febbraio 2010

Antonio Giolitti, i sorci e le riforme, di Giorgio Ruffolo - Il Manifesto, 9 febbraio 2010

Misurando la recessione italiana: la produzione industriale, di S.Fantacone e A.Murzi

28 gennaio 2009

L’economia italiana è entrata in recessione e per la prima volta la fase di contrazione del prodotto si protrarrà per due anni consecutivi (2008 e 2009). I precedenti episodi recessivi (1975 e 1993) erano rimasti invece circoscritti a un solo anno. Complessivamente, secondo le stime del Cer (che si collocano nella fascia alta dei previsori) la perdita di prodotto sarà di 2,6 punti percentuali; fu pari al 2,1 per cento nel 1975 e appena inferiore all’uno per cento nel 1993 (grafico 1).

Ansie da spread, di P.Morelli

28 gennaio 2009

Fra i fattori che potrebbero suggerire prudenza nell’utilizzo espansivo della leva di bilancio - nonostante la severità della recessione in atto - vi è l’allargamento fra i rendimenti dei titoli di stato dell’Italia e di altri paesi. Da parte del governo e di autorevoli commentatori si ricordano infatti i vincoli posti all’azione di bilancio dalle dimensioni del nostro debito pubblico (“il terzo del mondo, senza essere la terza economia del mondo”) e si esprimono motivate preoccupazioni in merito alla recente dinamica dello spread.

Manovra di finanza pubblica e lotta all'evasione, di S.Tutino

28 gennaio 2009

Con la conversione del Dl 185 (“decreto anti-crisi”), si completa la manovra di bilancio 2009-2011 avviata con il Dl 112/08 (“manovra d’estate”) e diventano definitive le novità intestate al contrasto dell’evasione fiscale. Nell’economia dei due decreti, le misure anti-evasione hanno un forte rilievo sotto tre profili. Quello della copertura, innanzitutto: il maggior gettito di cui sono accreditate (2,3 miliardi di euro per il 2009; 8,7 miliardi per l’insieme del triennio) rappresentano una quota crescente delle maggiori entrate complessive attese dalle due manovre (dal 29% del 2009, al 43% del 2010, al 62% del 2011).

La pensione delle donne: uniformarsi all'Europa? Si, ma in tutto! di L.Dragosei

18 dicembre 2008

In base alla direttiva 79/7 l’Unione europea chiedeva agli stati membri di monitorare se eventuali differenziazioni normative tra uomini e donne in campo pensionistico (età, reversibilità, contribuzione figurativa), trovassero ancora giustificazione. Da tempo ormai in Italia si dibatte sulla necessità o meno di eliminare il differenziale nell’età di pensionamento tra uomini e donne. Molti paesi Europei hanno recentemente eliminato tale differenziale (tavola 1), mentre hanno incrementato i riconoscimenti per i periodi di cura dei figli in termini di contribuzione figurativa.

I farmaci come strumento per il controllo della spesa sanitaria, di V.Atella

26 novembre 2008

Sebbene la letteratura economica abbia da tempo sottolineato da un punto di vista teorico il ruolo fondamentale che lo stato di salute della popolazione può avere sui livelli di crescita di un paese, è solo di recente che una serie di studi a livello internazionale hanno cominciato a misurare tali effetti, permettendo quindi ai policy makers di considerare la spesa sanitaria non solo come spesa corrente, ma come spesa per investimenti in capitale umano. In tal senso una grande importanza ha avuto il Rapporto pubblicato nel 2005 dalla DG per la salute e la tutela dei consumatori dell’UE, in cui viene esplicitamente riconosciuto il ruolo degli “investimenti sanitari” come uno dei principali driver di una crescita economica prolungata (Suhrcke et Al., 2005). Il Rapporto mette in evidenza la relazione di causalità simultanea tra salute e crescita economica. Una popolazione con un buono stato di salute consente attraverso una partecipazione maggiore e più qualificata più elevati tassi di crescita economica che, a loro volta, rendono disponibili maggiori risorse da utilizzare per migliorare lo stato di salute della popolazione.

Federalismo e patto di stabilita' interno: un futuro di flessibilita'?, di C.Rapallini

17 novembre 2008

Il disegno di legge delega sul federalismo fiscale varato il 3 ottobre scorso dal Consiglio dei Ministri contiene i criteri a cui si dovranno ispirare i decreti legislativi di attuazione dell’art.119 della Costituzione così come modificato dalla riforma del 2001. Uno dei principi enunciati (art.15, c.1) prevede che “con riguardo al coordinamento e alla disciplina fiscale dei diversi livelli di governo,…… dovrà essere previsto: b) il rispetto degli obiettivi del conto consuntivo, sia in termini di competenza che di cassa, per il concorso all’osservanza del patto di stabilità per ciascuna Regione e ciascun ente locale; c) l’assicurazione degli obiettivi sui saldi di finanza pubblica da parte delle Regioni che possono adattare, previa concertazione con gli enti locali ricadenti nel proprio territorio regionale, le regole e i vincoli posti dal legislatore nazionale, differenziando le regole di evoluzione dei flussi finanziari dei singoli enti in relazione alla diversità delle situazioni finanziarie esistenti nelle diverse Regioni1.

European Union Bonds to finance the rescue plan, di S.Collignon

16 ottobre 2008

Finally, Europe has a rescue plan, too. After weeks of quarrelling, the heads of state and governments of the Euro Area have finally agreed that European banks need a rescue package. Better late than never. But the details are unclear. Every member state is supposed to find its own remedy, while restoring trust and confidence would require a European solution.
The world-wide cut in interest rates may help to avoid a deep recession. The European Central Bank has assumed its role as lender of last resort. It has now opened new facilities to revitalize the collapsed money market by accepting commercial paper. But the financial crisis is no longer simply a crisis of liquidity. The problem is the solvency of banks. Gordon Brown has shown real leadership by using tax payers’ money to recapitalize and nationalize banks in the public interest.

Quotazioni azionarie e redditivita' corrente: l'irrazionalita' del mercato, di P.Morelli

16 ottobre 2008

La crisi finanziaria in atto ha messo a nudo più di un elemento di fragilità nella pratica finanziaria corrente soprattutto, se non solamente, per quel che concerne il contesto americano. In particolare, da un lato sembra che sia stata confermata, con buona pace dei fautori del free banking, l’incapacità del mercato finanziario di autoregolamentarsi; dall’altro si è messa in luce per la prima volta con una certa evidenza una difficoltà del mercato nello svolgere il compito che gli è proprio, cioè quello di definire un adeguato livello dei prezzi degli scambi. Si consideri a tal riguardo l’errata valutazione dei rischi di credito e le conseguenti proposte di abbandonare, almeno a fine regolamentatori, la pratica del mark to market come modo per uscire dalle secche dell’attuale crisi finanziaria.

Crisi finanziaria e mutui: un supplemento di sofferenza, di P.Morelli

16 ottobre 2008

Uno degli aspetti più paradigmatici e inquietanti della recente crisi finanziaria è stato e continua ad essere il mancato funzionamento del mercato interbancario, dove la scarsa fiducia che le banche dimostrano l’una versa l’altra ha portato al quasi blocco delle transazioni e all’emergere di livelli dei tassi di interesse decisamente inconsueti rispetto al livello dei tassi di policy. Nel grafico seguente riportiamo uno degli indicatori più utilizzati per descrivere tale stato di difficoltà: il differenziale tra il tasso interbancario su operazioni non garantite (Euribor) a varie scadenze, e l’Overnight index swap (OIS) che, per quel che qui interessa, riflette il livello medio atteso, per la scadenza in oggetto, del tasso overnight. Tale differenza, pur riflettendo una più ampia gamma di rischi, è ormai comunemente indicata come una buona misura del rischio di default delle banche.

Il libro verde sul futuro del modello sociale italiano: ripartire da zero?, di L.Dragosei

22 settembre 2008

Il 25 luglio scorso il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali ha presentato il “Libro Verde sul futuro del modello sociale”: un documento indirizzato alle parti sociali, e al Paese tutto, al fine di stimolare reazioni e proposte sul futuro del nostro sistema di politiche sociali. Dopo tre mesi di “discussione aperta”, l’insieme organico delle proposte e delle linee guida per l’attuazione di un nuovo modello sociale darà luogo alla pubblicazione di uno specifico Libro Bianco.

Le nuove asimmetrie della benzina, di A.Carettoni

11 settembre 2008

Dopo aver toccato un picco oltre i 145 dollari al barile lo scorso luglio, il prezzo del petrolio ha registrato una correzione del 30 per cento ed è adesso appena sopra quota 100: anche espresso in euro il calo degli ultimi due mesi è stato significativo, pari a circa il 20 per cento. Questo movimento del greggio, naturalmente, ha a sua volta innescato una riduzione del prezzo della benzina verde alla pompa passata dagli oltre 1.53 euro/litro di metà luglio a 1.45 di inizio settembre. E’ abbastanza? Oppure è fondata l’accusa delle associazioni dei consumatori (oramai esasperati) alle compagnie petrolifere di “approfittarsi” delle oscillazioni del greggio, cioè di essere state pronte ad aumentare il prezzo della benzina nelle fasi di rialzo delle quotazioni e, invece, di essere ora assai più restie ad abbassarli nella fase di calo?

Prezzi del petrolio e "barili di carta", di A.Carettoni e P.Morelli

28 luglio 2008

In accelerazione da fine 2007, l’inflazione al consumo italiana è passata nel giro di pochi mesi dal 2 al 4 per cento, mentre quella alla produzione è arrivata al 7 per cento, il massimo da inizio anni Novanta. Come noto, dietro queste dinamiche c’è innanzitutto l’impressionante aumento delle quotazioni delle materie prime, a cominciare da quelle energetiche: il prezzo del barile di petrolio nel mese di luglio ha passato i 140 dollari ed è oggi quattro volte quello che era a inizio 2004, quando è iniziata l’ultima fase rialzista. L’entità complessiva dello shock in atto è ancor più evidente se si considera il livello delle quotazioni in termini reali: siamo oramai circa il 10 per cento sopra il precedente picco del 1979. Inevitabilmente, nel dibatto politico economico internazionale la “questione petrolifera” è tornata a tenere banco affiancandosi a pieno titolo al famigerato affaire sub-prime.

La riforma Ires-Irap del 2008: una valutazione di medio lungo periodo. di F.DiNicola e C.Pollastri

22 luglio 2008

Dopo la radicale riforma dell’Ires del 2004, la finanziaria per il 2008 ha ridotto le aliquote a fronte di una revisione delle basi imponibili di Ires ed Irap. Dalle quantificazioni, condotte su un ampio campione di società di capitali (da cui è escluso il settore bancario e quello assicurativo), sembra lecito attendersi una riduzione del carico dell’imposizione che tenderà a manifestarsi con più vigore dopo i primi anni di applicazione. In particolare per l’Irap, le variazioni del gettito potranno indurre incertezze nella programmazione e nella gestione dei bilanci regionali.

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08 marzo 2010
 
Il Cerino

I contributi al Il Cerino sono il frutto di analisi e di approfondimenti di un’autonoma attività di ricerca. Le valutazioni espresse e le conclusioni raggiunte sono riconducibili soltanto agli autori e non impegnano in alcun modo il Cer.


 
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